Editoriali, Travel

Editoriale – Maggio 2023

Rincari e vacanze estive: gli italiani con minori disponibilità economiche tagliati fuori dal turismo e dalla ristorazione

Nel migliore dei casi 800 euro a famiglia in più rispetto al 2022 da mettere in budget se non si intende ridurre di uno-due giorni la durata del soggiorno estivo. Nel peggiore dei casi, la rinuncia alle vacanze, per molti considerate ormai un lusso visti gli aumenti del costo della vita a partire dal carrello della spesa.

Dopo una pandemia, una guerra tuttora in corso e varie catastrofi ambientali, tornare alla convivialità nei ristoranti e alla buona pratica delle vacanze è un lusso per la maggior parte degli italiani. Già per le vacanze 2022 gli italiani si erano imbattuti nei rincari energetici. Quest’anno sarà l’inflazione a determinare per molti una rinuncia o, nel migliore dei casi, una riduzione del soggiorno. L’Istat ha comunicato che nel mese di aprile 2023 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (al lordo dei tabacchi) ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile e un incremento dell’8,2% su base annua. Il trend degli aumenti va osservato nell’arco di almeno un biennio per comprendere quanto stia incidendo sulle tasche degli italiani. Di partenza vi è una minore capacità di spesa sul capitolo vacanze in quanto le famiglie sono già vessate dagli aumenti del carrello della spesa e complessivamente dal costo della vita.

L’Osservatorio Ey Future Travel Behaviours ha rilevato che su un campione di 5 mila persone tra Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, due viaggiatori su tre dovranno cambiare le proprie abitudini di viaggio riducendo i tempi di soggiorno o rinunciando del tutto. Federconsumatori stima che un nucleo familiare di quattro persone quest’anno dovrà rinunciare in media a uno-due giorni di vacanza oppure decidersi a mettere in budget 800 euro in più, se se ne ha la disponibilità.
Sempre secondo Federconsumatori che ha realizzato di recente una ricerca per il Sole24Ore, delle tre tipologie di vacanza fra le più comuni, sono le crociere ad avere avuto gli aumenti maggiori. Si parla mediamente del 21 % in più rispetto allo scorso anno e del 27 % in più rispetto a due anni fa. L’aumento più elevato riguarderà proprio il biglietto con un + 46 %. Le vacanze nelle località balneari costeranno il 17 % in più rispetto al 2022, mentre rispetto al 2021 il 36,9 %. Soggiornare in hotel costerà il 28,8 % dove peserà anche l’imposta di soggiorno che potrà salire fino a 10 euro: la Legge di Bilancio 2023 consente infatti ai comuni capoluogo con forte vocazione turistica, di aumentare il tributo a carico dei turisti fino a un massimo di 10 euro a persona. Mentre gli stabilimenti balneari, gravati da spese sempre più alte fra canone, Imu e Iva, aumenteranno i prezzi del 20 %. Sarà sicuramente più conveniente partire in automobile in quanto la benzina rispetto al 2022 è scesa del 9 % e schivare gli aumenti di treni (+ 11-13 %) e aerei (+ 46,6 % – dati Codacons). I prezzi dei traghetti tendenzialmente sono in calo: rispetto al 2023 la tratta Civitavecchia-Cagliari presenta un – 56 %, mentre l’unica tratta che vede un aumento è quella Livorno-Olbia con un + 15 %. La vacanza in montagna vedrà aumenti più contenuti mediamente del 9 %, rispetto al 2022, del 17 % rispetto al 2021. Secondo Istat a fine aprile si registra un aumento tendenziale negli alberghi dell’8 %, mentre per gli affitti brevi l’Aigab calcola incrementi tra il 25 e il 30 % rispetto al 2022.

A complicare il tutto, una ormai evidente rinuncia delle imprese del settore turistico a considerare gli italiani un target interessante su cui puntare anche in virtù del fatto che alberghi e ristoranti sono sempre pieni di turisti stranieri che continuano ad alimentare il fenomeno dell’overtourism principalmente nelle città d’arte con una ridefinizione verso il basso della qualità a partire da ciò che si mette in tavola. Dell’overtourism tutti si lamentano, ma inutile mostrarsi indignati se poi tutti sappiamo che contribuisce massicciamente al PIL espresso dal dato del settore turistico – il 13 % incluso l’indotto – dove tutto fa brodo, soprattutto nel turismo messo in ginocchio dalla pandemia. Conviene a tutti alla fine, ma nella logica del meglio l’uovo oggi che la gallina domani. Perché in realtà questo grande saccheggio dei territori non conviene a nessuno se consideriamo i danni nel lungo periodo, il degrado che porta con sé, il depauperamento ambientale e culturale dei luoghi e delle comunità umane, l’omologazione dei servizi standardizzati senza l’obiettivo del miglioramento e della crescita sostenibile, i danni alla cittadinanza costretta a lasciare i centri storici, i danni al paesaggio e alla natura e ai beni culturali, l’inconsistenza del soggiorno mordi e fuggi mascherato da turismo culturale e la rinuncia allo spessore dell’esperienza immersiva e appagante dal punto di vista dell’arricchimento culturale e dell’individuo. Un turismo questo che ha depredato l’Italia anche con i facili guadagni, un turismo che non rispetta l’ambiente e che ha scelto di ignorare le opportunità del PNRR in favore del green e del digital per una ridefinizione del concetto di ospitalità nella cornice evoluta del turismo sostenibile, verso modelli di sviluppo economico e sociale integrato in grado di rispettare l’ambiente e le comunità. Dopo una pandemia si sarebbe dovuto riprogettare il settore con nuove fondamenta, invece ci ritroviamo peggio di prima, con le città impossibili da vivere per i residenti, scoraggiati da tutto, compresa una ristorazione che ha prezzi per molti italiani ormai inaccessibili.

Gli aumenti degli alimenti e delle bevande per il settore della ristorazione sono un dato incontrovertibile. Alcuni esempi riferiti dal Codacons su alimenti di consumo estivo parlano chiaro: frutta e verdura + 7,6 %, pesce fresco + 5,9 %, surgelato + 16 %, acqua minerale + 15 %, bevande alcoliche + 8,6 %, analcoliche fino a + 17, 1 %, birra + 15 %, succhi di frutta + 18,4 %, aperitivi in generale + 11,5 %, gelati + 22 %. Ma quanto speculazione è in atto? Forse sta accadendo che dopo le piaghe della pandemia e della guerra, molti operatori dopo la ripartenza, oltre a recuperare i mancanti guadagni e i costi dovuti allo fermo delle attività, stiano mettendo da parte tesoretti per eventuali crisi future. Si sta imparando a giocare d’anticipo o semplicemente il gioco consiste nel riempire le casse finché i mercato risponde bene? Gli stranieri stanno al gioco e a nessuno importa riportare le cose entro limiti accettabili per fare in modo che determinati servizi turistici non vengano preclusi agli italiani sempre più tagliati fuori ed esclusi dal gioco.
In questi labirinti, fra crisi economica e speculazioni di rito, il cittadino fatica a orientarsi e, per non dover necessariamente rinunciare, prova a migliorare il proprio acume nel tentare di discernere dove si trovi in presenza di aumenti congiunturali e dove in presenza di vere e proprie rapine.

Il turismo è ripartito alla grande a riconferma che con il brand Italia, inossidabile, si possono fare soldi a volte facili e al netto degli obiettivi qualitativi. Dopo le restrizioni a viaggiare del periodo pandemico che hanno generato una “voglia di Italia” ancora maggiore, se possibile, si è generata una mobilità dei flussi irrefrenabile verso il nostro Paese. I dati Istat presentati in audizione lo scorso 10 maggio alla commissione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’esame del Piano strategico del turismo, il 2023 sarà davvero l’anno del sorpasso del 2019, che per l’Italia era stato l’anno record del turismo.

Secondo la nota previsionale di Demoskopika “Tourism forecast 2023”, si dovrebbero registrare a fine 2023 ben 126,6 milioni di arrivi che dovrebbero generare quasi 442,5 milioni di presenze (pernottamenti), con una crescita rispettivamente pari all’11,2 % e al 12,2 % rispetto al 2022. La massiccia presenza di stranieri in Italia che mordevano il freno per tornare a fare brevi periodi di soggiorno nel Belpaese viene letta come un dato positivo per il comparto e fortunatamente il settore è in netta ripresa con una crescita stimata pari al 22,8 % rispetto ai dodici mesi del 2022, ma qual è il rovescio della medaglia? Ci si chiede se questo atteggiamento, a volte anche parassitario, possa generare economie sostenibili nel lungo periodo rispetto a modelli green più evoluti che in Italia facciamo fatica ad adottare in modo sistemico.

Commentando i dati Istat, il ministro del Turismo Daniela Santanché ha dichiarato: “il sorpasso sul 2019 deve spingerci a fare sempre di più, intervenendo per rendere strutturali i dati sul turismo favorendo politiche di destagionalizzazione e di controllo del fenomeno dell’overtourism che penalizza tante meravigliose località italiane”.

Marina Nicolazzo Ricci, Direttrice responsabile