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La Terra è stanca di noi

Sebastião Salgado inaugurando a Milano la mostra “Amazônia”, lancia un drammatico monito invitando ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela. In scena alla Fabbrica del Vapore dal 12 maggio al 19 novembre uno straordinario racconto per immagini, frutto di sette anni di esperienze umane e spedizioni fotografiche in Amazzonia via terra, acqua e aria.

In questi giorni, una delle voci più interessanti del mondo della fotografia si è levata stentorea lanciando un monito accorato. Intervistato dal giornalista Aldo Cazzullo, alla domanda “La specie umana è condannata?” Sebastião Salgado, considerato uno dei più grandi fotografi contemporanei al mondo, ha risposto: “Assolutamente sì. Il punto di non ritorno è già stato superato. Ma non finirà il mondo; finiremo noi. Il pianeta ha risorse incredibili, ma le stiamo esaurendo. La Terra è stanca di noi. Ha attivato un meccanismo di difesa, per sbarazzarsi dell’uomo”.

Il grande fotografo insieme alla sua compagna Lélia Wanick Salgado è da anni impegnato in un progetto di rimboschimento mirato e sostenibile in Brasile e di riconversione di terreni agricoli sterili in foreste autoctone ricche di vita vegetale e animale. La sua arte è ormai indissolubilmente legata alla preservazione degli ecosistemi naturali in Amazzonia ed è una denuncia ferma e appassionata della perdita di biodiversità, nonché la documentazione di temi brucianti attraverso fotografie dense di informazioni, contenuti eloquenti, paesaggi e umanità. Un patrimonio di immagini realizzato nei luoghi più irraggiungibili e “invisibili” della foresta amazzonica, un contributo documentale unico alla conoscenza di un territorio immenso del Sud America (dieci volte la Francia per superficie) la cui preservazione è di grande importanza negli equilibri dell’ecosistema planetario.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Arcipelago fluviale di Mariuá. Rio Negro. Stato di Amazonas, Brasile, 2019.

È lo stesso Salgado a spiegare che “ancora in gran parte sconosciuta questa regione di meraviglie, nella cultura e nell’ingegno dei suoi abitanti, nel mistero, nella potenza e nell’impareggiabile bellezza, non smette mai di stupirci. Grazie all’impenetrabilità della foresta, per interi secoli alcuni gruppi etnici sono riusciti a preservare il loro tradizionale stile di vita. Oggi, però, la loro esistenza è in grave pericolo, così come la sopravvivenza della foresta stessa. Queste immagini vogliono essere una testimonianza di ciò che ancora esiste, prima che possa scomparire. Perché la vita e la natura possano avere la meglio sul saccheggio e la distruzione, spetta a ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela”.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Sciamano Yanomami dialoga con gli spiriti prima della salita al monte Pico da Neblina. Stato di Amazonas, Brasile, 2014.

La mostra di Sebastião Salgado, “Amazônia”, allestita a Milano presso la Fabbrica del Vapore dal 12 maggio al 19 novembre 2023, è sicuramente uno degli eventi culturali più importanti dell’anno. Curata da Lélia Wanick Salgado, compagna di viaggio e di vita del grande fotografo, promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Fabbrica del Vapore e Contrasto con Civita Mostre e Musei e General Service Security, fa parte di un tour internazionale che vede Zurich global partner.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Ashaninka, territorio indigeno di Kampa do Rio Amônea, Stato di Acre, Brasile, 2016.

Dopo il progetto Genesi, dedicato alle regioni più remote del pianeta per testimoniarne la maestosa bellezza, Salgado ha intrapreso una nuova serie di spedizioni per catturare l’incredibile ricchezza e varietà della foresta amazzonica brasiliana, gli stili di vita delle popolazioni indigene, i volti espressivi di donne e uomini che vivono in piccoli villaggi isolati, spesso irraggiungibili.

Per sette anni, durante i suoi viaggi  negli angoli più reconditi della foresta amazzonica brasiliana e la lunga permanenza in questi luoghi spesso irraggiungibili dove ancora la mano devastatrice dell’uomo non è arrivata a fare danni, Salgado ha fotografato paesaggi che sono l’espressione di una natura stupefacente riprendendo la vegetazione, i fiumi, le montagne così come i volti dei suoi abitanti. “Grazie all’impenetrabilità della foresta – spiega ancora Salgado – per interi secoli alcuni gruppi etnici sono riusciti a preservare il loro tradizionale stile di vita. Oggi, però, la loro esistenza è in grave pericolo, così come la sopravvivenza della foresta stessa”. Una foresta che è diventata negli anni per il fotografo, la sua più grande fonte di ispirazione, quasi un’ossessione, grazie ai suoi paesaggi dalla bellezza incomparabile e l’unicità delle popolazioni native, spesso stanziate in piccoli e isolati insediamenti umani nel cuore della giungla. Un patrimonio di immagini per fermare il tempo e per combattere con l’autorevolezza della sua arte e la concretezza del suo impegno sul territorio, la distruzione del polmone verde della Terra.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Famiglia Ashaninka. Stato di Acre, Brasile, 2016.

Questo progetto presenta dunque un importante valore testimoniale perché le immagini documentano lo stato di integrità delle aree più irraggiungibili della foresta amazzonica e delle sue genti prima di future perdite di biodiversità. “La biodiversità della foresta amazzonica è oggetto di continui attacchi, in particolare lungo i confini esterni – spiega Salgado -. Ogni anno, decine di migliaia di aziende agricole si appropriano di nuovi terreni, consumando a poco a poco questa foresta sterminata e distruggendo senza sosta gli insediamenti indigeni situati, fatalmente, nelle terre adiacenti”.

Salgado presenta infatti un lavoro documentale destinato a fermare il tempo, cristallizzando nelle immagini ciò che ancora esiste prima che possa scomparire. Ma l’essere un maestro della fotografia impegnato in una causa ambientale e umanitaria non preclude alla sua arte di trovare massima espressione interpretativa nel cogliere la bellezza dei volti e della natura rigogliosa filtrata dalla sua interiorità immaginifica e dalla ricchezza del suo sguardo autorale che nella mostra diventa esperienza immersiva intima e profonda per il visitatore.

“Il mio desiderio, con tutto il cuore, con tutta la mia energia, con tutta la passione che possiedo, è che tra cinquant’anni questa mostra non assomigli a una testimonianza di un mondo perduto”, afferma il fotografo brasiliano. “L’Amazzonia deve continuare a vivere – e avere sempre nel suo cuore i suoi abitanti indigeni”.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Indiana Yawanawá. Stato di Acre, Brasile, 2016.

Una dichiarazione che riconduce alla bellezza di una grande opera fotografica insieme alla nostalgia “previsionale” di una perdita di ricchezza nell’ecosistema fragile della foresta amazzonica. Nonostante l’impegno personale profuso nella tutela di questi luoghi da lui tanto amati, Salgado prova apprensione mista a un dolore anticipatorio, di cui si colgono gli echi profondi, per il depauperamento progressivo e inesorabile dei territori e delle identità delle popolazioni autoctone figlie di una natura che cambia volto ogni giorno per mano dell’uomo.

Lélia Wanick Salgado, compagna di lavoro e di vita del fotografo, è responsabile della curatela e della scenografia della mostra. “Disegnando ‘Amazônia’, ho voluto creare un ambiente in cui il visitatore si sentisse all’interno della foresta, integrato con la sua esuberante vegetazione e con la vita quotidiana delle popolazioni indigene. La mia idea era quella di presentare queste immagini, accompagnate da testi pertinenti, in modo da sottolineare la bellezza di questa natura e dei suoi abitanti, nonché la sua dimensione ecologica e umana, tutti elementi che oggi sono così minacciati e che è fondamentale proteggere e preservare”, commenta Lélia.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Giovane donna Ashaninka. Stato di Acre, Brasile, 2016.

La mostra si sviluppa attorno a due temi. Il primo è costituito dalle fotografie di ambientazione paesaggistica, poste a diverse altezze e presentate in diversi formati, con le sezioni che vanno dalle Vedute aeree della foresta, in cui si offre al visitatore un’ampia panoramica di immense cascate e cieli tempestosi, a “I fiumi volanti”: la foresta amazzonica è l’unico luogo al mondo in cui il sistema di umidità dell’aria non dipende dall’evaporazione degli oceani. Ogni albero disperde centinaia di litri d’acqua al giorno, creando fiumi aerei anche più grandi del Rio delle Amazzoni. Le immagini delle “Piogge torrenziali” mostrano nuvole catturate drammaticamente che offrono uno spettacolo sempre diverso, mentre “Montagne” presenta i rilievi montuosi del Brasile, con cime avvolte nella nebbia e pendii ricoperti dalla foresta pluviale. Si prosegue con la sezione “La foresta”, un tempo definita “Inferno Verde”, oggi da vedere come uno straordinario tesoro della natura, per finire con “Anavilhanas – Isole nella Corrente”, l’arcipelago che conta tra le 350 e le 450 isole di ogni forma immaginabile che emergono dalle acque scure del Rio Negro.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Rio Negro. Stato di Amazonas, Brasile, 2019.

Il secondo gruppo di immagini è dedicato alle diverse popolazioni indigene: al centro della mostra gli ospiti trovano tre alloggiamenti che rappresentano le case indigene chiamate ocas. Insieme, questi spazi espongono 100 fotografie delle popolazioni dell’Amazzonia, insieme a interviste video dei leader indigeni. Questa parte è dedicata a dodici gruppi indigeni che Salgado ha immortalato nei suoi numerosi viaggi: Awa-Guajá, Marubo, Korubo, Waurá, Kamayurá, Kuikuro, Suruwahá, Asháninka, Yawanawá, Yanomami, Macuxi and Zo’é.

La visita è accompagnata da una traccia audio immersiva commissionata appositamente per l’allestimento della mostra “Amazônia” da Jean-Michel Jarre che fa rivivere i suoni della foresta pluviale. Con una vera e propria sinfonia del mondo composta dai suoni reali della foresta – il fruscio degli alberi, i lamenti degli animali, il canto degli uccelli o lo scroscio delle acque che sgorgano dalla cima delle montagne –, la mostra restituisce anche la voce e i canti degli indigeni, tutti provenienti dagli archivi sonori del Museo di Etnografia di Ginevra.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Giovani donne Suruwahá. Stato di Amazonas, Brasilel, 2017.

Sono parte integrante dell’esposizione due sale di proiezione: in una è mostrato il paesaggio boschivo, le cui immagini scorrono accompagnate dal suono del poema sinfonico Erosão, opera del compositore brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887-1959); nell’altra sono esposti alcuni ritratti di donne e uomini indigeni con una musica di sottofondo composta appositamente dal musicista brasiliano Rodolfo Stroeter.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Rio Jaú. Stato di Amazonas, Brasile, 2019

Aggiunge Roberto Koch, editore di Contrasto: “Sebastião Salgado, maestro della divulgazione scientifica ed economica, ci ha insegnato che con la fotografia possiamo capire il mondo, percorrerlo, comprendere i suoi drammi profondi e la sua bellezza incontaminata; e che le sue fotografie possono essere il modo migliore per spiegare le fragilità da difendere. Il progetto Amazônia ne è la prova. Seguendo il filo delle immagini, disposte con grande cura nello spazio da Lélia Wanick, impariamo a conoscere il polmone verde e prezioso del nostro pianeta, a capire come dobbiamo preservarlo, e come possiamo cambiare il nostro modo di agire per difenderlo. Con ‘Amazônia’, e con il piacere di ritornare a Milano, Salgado rinnova la tradizione della grande fotografia di impianto umanista che, tra documentazione e interpretazione, ci mostra come nella storia non esistano sogni solitari”.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Monte Roraima. Stato del Roraima, Brasile, 2018.

Giovanni Giuliani, Chief Executive Officer Zurich Italia, commenta: “La partnership globale tra Sebastião Salgado e Zurich ricalca il nostro impegno per un pianeta sostenibile e per la lotta al cambiamento climatico. Le immagini di questa mostra ci esortano a riflettere sul fragile equilibrio tra uomo e natura. La mostra, accuratamente curata da Lélia Wanick Salgado, si abbina perfettamente a noi, tanto che dal 2020 sosteniamo anche il loro progetto di ripristino di una parte della foresta atlantica brasiliana, piantando con loro un milione di alberi”. All’approfondimento del progetto “Zurich Forest” è stata dedicata una sala all’interno della mostra.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Anavilhanas, isole boscose del Río Negro. Stato di Amazonas, Brasile, 2009.

Ad accompagnare l’esposizione per tutta la sua durata, un ricco programma di incontri volti ad approfondire i contenuti di “Amazônia” e contemporaneamente promuovere il dibattito sull’ambiente e sul ruolo che ognuno di noi può assumere per contribuire alla salvaguardia del pianeta: il 12 maggio è andato in scena un dialogo fra Sebastião Salgado e il fotografo Ferdinando Scianna, ma gi appuntamenti continuano nei mesi a seguire: Le emergenze climatiche del futuro sarà quindi il cuore dell’incontro con Telmo Pievani, filosofo della biologia, evoluzionista, professore universitario e saggista, che si terrà giovedì 8 giugno alle ore 21. Si prosegue con Il racconto dell’Amazzonia: un incontro con lo scrittore Angelo Ferracuti, autore del libro Viaggio sul fiume mondo. Amazzonia (Mondadori, 2022). L’appuntamento è per giovedì 14 settembre alle ore 18:30. Il tema della crisi climatica sarà approfondito ulteriormente dal punto di vista fotografico con Mostrare l’emergenza. Il progetto Climate Change: un incontro con Riccardo Luna, responsabile dell’inserto de La Repubblica Green&Blue che ha pubblicato il progetto fotografico Climate Change, e Giulia Tornari, Direttrice dell’Agenzia Contrasto e alcuni tra i fotografi autori delle immagini; l’appuntamento è lunedì 25 settembre alle ore 18.30. Si soffermeranno invece su Fotogiornalismo e progetti a lunga scadenza: Sebastião Salgado e la mostra come saggio fotogiornalistico, Alessandra Mauro, Direttrice Editoriale di Contrasto e Michele Smargiassi, giornalista, giovedì 12 ottobre alle ore 18:30. A chiudere il programma di eventi, lunedì 6 novembre alle ore 18.30, sarà un racconto approfondito dedicato all’ Instituto Terra e Zurich Forest Project.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Famiglia Korubo. Stato di Amazonas, Brasile, 2017.

Un ulteriore progetto specifico per questa speciale tappa milanese vede il coinvolgimento di Orticola con l’obiettivo di promuovere la fruibilità dell’area esterna di Fabbrica del Vapore ai visitatori: il piazzale vedrà quindi un allestimento che prevede la messa a dimora di 18 alberi, scelti tra le specie tipiche della flora lombarda. Un prolungamento ideale della mostra e un omaggio all’impegno per la salvaguardia della foresta amazzonica, per sottolineare l’importanza della conoscenza, della cura e della tutela della biodiversità in ogni parte del mondo.

© Sebastião Salgado/Contrasto
Rio Jutaí. Stato of Amazonas, Brasile, 2017.

Inoltre, grazie agli schermi URBAN VISION, una selezione degli scatti approderà in città con una vera e propria mostra itinerante e a cielo aperto che invita alla sostenibilità e all’attenzione verso l’altro.

Novità assoluta della tappa milanese, è l’iniziativa Amazônia Touch, il primo volume fotografico concepito e progettato per non vedenti e ipovedenti con l’editore Taschen. Grazie alla partnership tra Lélia e Sebastião Salgado con la Fondazione Visio, un’istituzione che promuove l’inclusione dei non vedenti nelle attività culturali, presso la Fabbrica del Vapore per la prima volta sarà a disposizione dei visitatori un libro che offre l’accesso alle fotografie della foresta amazzonica e delle sue comunità indigene grazie ad immagini tattili realizzate su lastre di ottone. Ventuno tavole in resina acrilica e minerali naturali permetteranno di sperimentare la lettura tattile.

Concludiamo con le parole del grande fotografo brasiliano che dimostrano come la sua visione lucida dei rischi legati al pianeta non si risolva in una constatazione amara, ma sia piuttosto una leva fondamentale dell’impegno e dell’allerta che devono rimanere costanti: “Questa mostra vuole ricreare l’ambiente della foresta amazzonica, che ho vissuto, documentato e fotografato per sette anni, dando la possibilità al visitatore di immedesimarsi e immergersi sia nella sua vegetazione rigogliosa sia nella quotidianità delle popolazioni native. Sono particolarmente felice di tornare con ‘Amazônia’ ad esporre a Milano, la città che ha dato sempre molto spazio al mio lavoro, offrendo ai cittadini l’occasione di vedere le immagini che sono una testimonianza di ciò che resta di questo patrimonio immenso, che rischia di scomparire. Affinché la vita e la natura possano sottrarsi a ulteriori episodi di distruzione e depredazione, spetta a ogni singolo essere umano del pianeta prendere parte alla sua tutela”.

Marina Nicolazzo Ricci