Culture

L’acqua, i ludi e le infrastrutture nella Roma antica

Mantenere in piena efficienza le articolazioni, assecondando i movimenti naturali del corpo, facilita la circolazione e l’irrorazione dei più piccoli vasi sanguigni. Si tratta di un principio naturale legato al movimento che si manifesta in tutte quelle attività quotidiane necessarie alla vita e al mantenimento del livello di civiltà raggiunto: dalla lavorazione della terra alla cura del bestiame, all’addestramento militare, alle esibizioni ludiche, all’attività edilizia, artigianale etc.

Con il progresso umano la società ha ritenuto utile, se non necessario, dare a queste attività sviluppi razionali attraverso l’utilizzo di tecniche, strutture e procedimenti di maggiore efficacia, che potessero anche essere utilizzate quali elementi di orientamento della collettività verso modelli di civiltà coerenti con lo sviluppo sociale e le sue diverse fasi.

Nell’antica Grecia i culti agonistici panellenici, cui partecipavano rappresentanti di tutte le città greche, erano particolarmente attesi, sia nella madre patria che nelle colonie.

Nell’antica Roma repubblicana, dal VI al I sec. a.C., nei ludi – attività agonistiche assimilabili a quelle greche, ma con spirito diverso – gli atleti erano animati dal senso di appartenenza alla collettività per la quale si esprimevano più che per l’agonismo personale. Gli spettatori erano attratti dall’effetto spettacolare, meno dalla competizione. Quasi indifferenti al fascino della plasticità delle forme del corpo e alle prove di forza e di agilità, prediligevano soprattutto spettacoli con contenuti cruenti che erano in grado di suscitare forti emozioni.

Questo diverso atteggiamento mentale dei cittadini romani rispetto ai greci spiega il ritardo nella realizzazione a Roma delle infrastrutture dedicate ai ludi e il ritardo nella maturazione culturale al confronto con i Greci. I ludi si svolgevano infatti in strutture provvisorie che venivano poi rimosse.

La cultura specifica dell’antica Grecia esportata nelle colonie della Magna Grecia sopravvisse indisturbata all’influenza delle attività cultuali di Roma in quanto anch’essa dedicava alle proprie divinità politeistiche cerimonie sacrali simili a quelle greche. Questa, che fu per secoli una esigenza primaria delle attività pubbliche, portò i Romani a trascurare tutto quanto si riferisse alla cura degli aspetti culturali che potevano interessare l’agonismo, la cura del corpo e della mente, per i quali per molto tempo non vennero realizzati appositi impianti permanenti. 

La necessità di esprimere attività ludiche e complementari in ambienti idonei e dedicati maturò con il tempo e con il fascino delle influenze delle vicine comunità che già possedevano tali strutture. Quindi anche Roma finì con il dedicarsi alla realizzazione nella capitale e nelle province di templi, circhi, terme e stadi.

Di seguito alcune delle più importanti infrastrutture di Roma con relative metrature, in particolare le Terme, la cui funzionalità è stata soggetta alla realizzazione di grandi acquedotti intitolati ai nomi dei loro realizzatori:

  • Aqua Alsietina, 7 ca a.C. – Cesare Augusto – m 32.847
  • Aqua Virgo, 19 a.C. – Marco Vipsanio Agrippa – m 20.696
  • Aqua Iulia, 33 a.C. – Marco Vipsanio Agrippa – m 22.853
  • Aqua Claudia, 38-52 d.C. – Caligola, Claudio – m 68.750
  • Anio Novus, 38-52 d.C.- Caligola, Claudio – m 86.964
  • Aqua Appia, 312 a.C. – Appio Claudio Cieco – m 16.445
  • Anio Vetus, 272-269 a.C. – Manlio Curio Dentato e Fulvio Flacco – m 63.704
  • Aqua Marcia, 144-140 a.C. – Quinto Marcio Re – m 91.424
  • Aqua Tepula, 125 a.C. – Quinto Servilio Cepione e Lucio Cassio Longino – m 17.745
  • Aqua Traiana, 109 d.C. – Traiano – m 57.700
  • Aqua Alexandrina, 226 d.C. – Severo Alessandro – m 22.000
  • Aqua Marcia Antoniniana, 212-213 d.C. – Caracalla – m 6.000
  • Aqua Marcia Iovia, 305-306 d.C. – Diocleziano – m 1.500

A Roma la loro costruzione fu via via voluta ed effettuata per provvedere alle crescenti esigenze di una città in continua espansione. Prima fra tutte, quella di far pervenire l’acqua alle dimore imperiali sul Palatino.

In un primo tempo fu l’imperatore Domiziano a disporre la realizzazione di un condotto sifonato derivato dall’acquedotto Claudio dal vicino Celio attraverso la valle di San Gregorio. Successivamente Settimio Severo realizzò un condotto su arcate nella stessa valle con il quale condusse l’acqua dello stesso acquedotto ad un grande serbatoio posto nel punto più alto del colle dal quale alimentare tutte le dimore imperiali e i relativi giardini e parchi con piscine del Palatino.

Le Thermae

Realizzati gli acquedotti, si poté anche provvedere alla costruzione delle Thermae. Il nome latino deriva dal termine greco ϑερμαί (thermaí).

Le terme a uso dei cittadini erano dei capolavori di arte e architettura, vero trionfo di ingegneria civile, sostanzialmente costituite da complesse strutture con ambienti deputati alle diverse funzioni, pressoché simili, dalle più monumentali a quelle più semplici, allo schema classico di quello delle Thermae Antoninianae o di Caracalla: un corpo centrale di enormi proporzioni con ingresso, Apodyterium, palestra e aule, circondate da giardini, esedre e stadio, edifici minori, frigidaria divisi in tre parti (apoditerio e piscina natatoria), tepidaria (ambiente coperto che occupa il centro dell’edificio, circondato da piscine minori), calidaria (sala circolare sporgente nel giardino interno), giardini, biblioteche, palestre, condotto di alimentazione idrica collegato al relativo acquedotto con idoneo serbatoio (33.000 mc di acqua) e condotto di scarico, entrambi dimensionati alle portate idriche adatte a consentire svuotamento e ricarica delle piscine in tempi brevi (3 min. circa), considerato che queste operazioni si svolgevano almeno tre o quattro volte al giorno.

Le terme erano luoghi affollati e rumorosi perché l’ingresso era gratuito o a basso prezzo, per cui ricchi e poveri vi potevano accedere senza distinzione. Questa commistione diventava motivo di curiosità. Inoltre frequentare le terme era a volte il pretesto per ostentare prestanza fisica e ricchezza.

Anche le Terme di Diocleziano e quelle di Traiano erano strutturate in modo analogo e monumentale, seguendo quella evoluzione che si rese via via necessaria a decorrere dal primo impianto termale realizzato da Marco Vipsanio Agrippa nel 19 a.C. quando entrò in funzione l’Acquedotto Vergine (Acqua Virgo), dal quale ricevette l’alimentazione. L’acquedotto era tutto un canale sotterraneo dalle sorgenti alla collina del Pincio da dove proseguiva su arcuazioni fino a un lago artificiale, lo Stagnum Agrippae, probabilmente utilizzato anche quale piscina natatoria delle terme. Lo Stagnum era dotato di un canale di deflusso delle acque, il canale Euripus che, attraverso tutto il Campo Marzio, finiva nel Tevere dove scaricava le acque in eccesso delle terme e degli scarichi vari del settore.

Le indagini archeologiche sulle terme romane hanno consentito di attribuire ai reperti rinvenuti negli scavi la specifica funzione degli stessi e l’appartenenza al relativo costruttore. Di seguito le più importanti:

  • Termae Agrippinae, 19 a. C. – Marco Vipsanio Agrippa
  • Termae Alexandrinae, 227 d.C. – Alessandro Severo
  • Termae Antoninianae, 212 e 216 d.C. – Caracalla
  • Termae Costantinianae, 315 ca d.C. – Costantino
  • Termae Dioclezianae, 298-306 d.C. – Diocleziano e Massimiano
  • Termae Traianae, 109 d.C. – Traiano

Le infrastrutture per lo spettacolo

Panem et circenses

I teatri

I primi teatri a Roma vennero realizzati nell’area urbana del Campo Marzio nel primo secolo a.C. con edifici costituiti da una cavea su più piani per gli spettatori, una platea, una struttura specifica per la scena, dietro la quale c’era un’area circondata da portici sostenuti da colonnati con capitelli ionici, o un criptoportico (T. Balbo) ad un piano più basso rispetto alla scena.

Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce i reperti di quelli che furono i teatri di Pompeo e Balbo nel Campo Marzio e di attribuire il nome a quello di Marcello rimasto in piedi nel Foro Boario.

Il Teatro di Pompeo fu realizzato nel 52 a.C. da Pompeo per una capacità di 17.580 spettatori con una cavea dal diametro di 150 metri ca. Sulla sommità della cavea fu eretto il tempio della Vittoria, ovvero di Venere Vincitrice. Dietro la scena c’era il grande portico dalle dimensioni di 180×135 metri, ornato da statue di artisti greci, affiancato dal Porticus Lentulorum o Hecatostylum.

Il Teatro di Marcello fu realizzato nel 13 a.C. da Augusto e dedicato al nipote ed erede designato Marcello, morto prematuramente. Conteneva 20.000 spettatori in una cavea dal diametro di 130 metri circa. I lavori di restauro eseguiti negli anni 1926-32 eliminarono tutti gli edifici circostanti, ivi compresi i probabili resti di un portico.

Il Teatro di Balbo venne realizzato da L. Cornelio Balbo il 13 a.C. per una capacità di 11.510 spettatori con una cavea dal diametro di circa 90 metri.

Sia il Teatro di Marcello che quello di Balbo sono ubicati vicino alla riva sinistra del Tevere, presso il ponte Fabricius (Sisto). Il Teatro di Pompeo è invece sito in zona più centrale del Campo Marzio.

I circhi e gli stadi

Il Circo Massimo, realizzato in forma edile attraverso varie trasformazioni a decorrere dal 329 a.C. rispetto alla struttura iniziale con gradinate in legno, nel IV sec. d.C. i cataloghi regionari ne segnalano una capacità di 385.000 spettatori, su una struttura di 600 metri di lunghezza tra la via di S. Gregorio e il Foro Boario (Velabrum minor) e 200 di larghezza. Sulla spina erano installati due obelischi. La distanza tra i carceres e le metae era di 340 metri. La cavea, dove erano disposte le gradinate per gli spettatori, era su tre piani sostenute da arcate in muratura.

Il Circo era ubicato nella Vallis Murcia tra il Palatino e l’Aventino, adiacente alle  sostruzioni dei palazzi imperiali del Palatino, dai quali si potevano  osservare gli spettacoli dei Ludi romani, che si svolgevano dal 4 al 18 settembre tra le factiones degli aurighi (Albata, Russata, Prasina e Veneta, cioè colori bianco, rosso, verde e azzurro), che divennero poi rappresentanti dei rispettivi partiti, e tutti gli altri spettacoli equestri in particolare.

Gli ultimi giochi-spettacolo circensi furono organizzati da Totila nel 549 d.C.

Oggi sulle rovine del Circo vengono allestite strutture per spettacoli relativi a varie discipline sportive e musicali cui partecipa un pubblico numeroso soprattutto giovanile.

Il Circo Flaminio e lo Stadio di Domiziano furono edificati in Campo Marzio dove, come scrive Strabone “… la grande massa dei cittadini amanti dello sport si può esercitare in corse di carri ed esercizi atletici di ogni sorta… Vi è ancora aggiunto al Campo Marzio un altro (Prata Flaminia) che contiene portici, boschi sacri, tre teatri, un anfiteatro, tanto vicini l’un l’altro che sembrano formare parte della città stessa…”.

Lo Stadio di Domiziano, fu realizzato nell’86 d.C. nel luogo dove oggi è piazza Navona, per celebrare un certamen triplex in onore di Giove Capitolino. Misurava 276 metri in lunghezza e 54 in larghezza e poteva contenere 30.000 spettatori.

Il Circo Variano, dal nome della famiglia di  Elagabalo (Varius), era lungo 565 metri e largo 125, e faceva parte di un unico complesso  che comprendeva l’Anfiteatro Castrense, le Terme Eleniane, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, tutte collegate da un grande corridoio, e la Cappella di sant’Elena.

Il Circo di Caligola  era un circo privato simile al Circo Massimo che faceva parte della villa di Agrippina ed era l’edificio più importante dell’Ager vaticanus, del quale facevano parte anche la Naumachia di Traiano e il Mausoleo di Adriano (Castel S. Angelo). Era dotato di un obelisco che fu poi trasferito al centro di piazza S. Pietro.

Si conclude questa descrizione sintetica delle principali strutture per lo svago e la salute  del corpo e della mente nell’antica Roma con brevi notizie sul più celebrato Anfiteatro Flavio, il Colosseo.

La costruzione fu realizzata nella valle compresa tra il Palatino, il Celio e l’Esquilino, nel luogo dove era stata costruita la Domus Aurea, distrutta dall’incendio di Nerone nel 64 d.C. I lavori, che ebbero inizio con Vespasiano, vennero portati a termine dal fratello Tito con una grandiosa inaugurazione nell’80, durata cento giorni, durante i quali nelle venationes che vi ebbero luogo vennero uccise 5.000 fiere. L’arena era riservata solo ai giochi gladiatori (munera) e alle cacce di animali selvatici (venationes).

L’edificio su pianta ellittica con diametri di 188×156 metri comprende quattro piani sovrapposti che raggiungono una altezza di 50 metri e sono realizzati con pareti esterne in travertino (100.000 mc) e strutture interne con arcate in muratura e colonne su tre stili, tuscanico, ionico e corinzio, dal basso verso l’alto. La cornice superiore è compartimentata con lesene corinzie e presenta ogni due comparti una finestra quadrata e i fori di ancoraggio dei pali di sostegno di un grande velario che una squadra di marinai del porto militare di Capo Miseno stendeva per riparare gli spettatori dal sole e dalla pioggia.

Secondo i cataloghi regionari la capienza era di 87.000 posti a sedere. Secondo altri calcoli la capienza, tra posti a sedere e in piedi, doveva essere di circa 73.000; comunque un bel traguardo fra le strutture per lo svago presenti a Roma.

Il famoso aforisma riferito al popolo panem et circenses – riferisce Giovenale – attesta come gli spettacoli occupassero il tempo degli oziosi che a Roma erano la gran parte della cittadinanza e come i politici favorissero la distrazione dei cittadini per inseguire liberamente le loro brame di potere. Gli spettacoli furono una grande alternativa alla disoccupazione per mantenere “sedate” le masse. I ludi di qualunque disciplina non erano solo occasione di divertimento e svago, ma anche di confronto con il potere politico. La presenza degli imperatori ai ludi era raccomandata non solo per l’affermazione dell’immagine istituzionale, ma soprattutto perché permetteva di condividere con i cittadini la sontuosità e il diletto, esaltandone l’euforia.

Il Colosseo rimase attivo nelle sue funzioni fino al regno di Teodorico nel 523 con l’ultima venatio. Durante questi cinque secoli tutti gli spettacoli subirono un progressivo degrado con il progredire di una moralità indecente che la cristianità non poteva accettare. In questa evoluzione gli imperatori non poterono più tollerare alcune discipline cruente e la promiscuità dei sessi che avveniva negli ambienti di queste strutture. Cessato l’interesse al proseguimento delle venationes e dei munera il Colosseo rimase inutilizzato fino al sec. XI, quando venne occupato dalla famiglia Frangipane.

Oggi, con l’intervento dei beni culturali, si è data una nuova vitalità a questo imponente e suggestivo “rudere” anche in occasione di eventi nazionali e internazionali. Il Colosseo continua ad attirare, assieme alle rovine del Palatino e dei Fori, grandi e continue masse di turisti provenienti da tutto il mondo.

                                                           Vittorio Nicolazzo

Bibliografia

Vittorio Nicolazzo, L’Acqua Vergine: i suoi acquedotti e le fontane di Roma attraverso i secoli – Ediz. ACEA, Roma, 1996

Rodolfo Lanciani, Rovine e scavi di Roma antica, London, 1897 – Ediz. originale The ruins & excavations of ancient Rome – London, 1897; traduz. di Rodriguez Almeida – Edizioni Quasar, 1985

Filippo Coarelli, ROMA, Guide archeologiche Laterza – Ediz. Laterza e figli, 1985

Giuseppe Grande, Agoni atletici e luoghi dello sport-spettacolo nell’antica Roma – Ediz. Didattica e Metodo Editrice – Roma, 1997