Editoriale – Febbraio 2023
Salus per aquam: turismo termale, prevenzione, salute, wellness e scoperta del territorio
L’acronimo Spa che utilizziamo oggi per indicare i centri benessere deriva dall’espressione latina salus per aquam che significa salute attraverso l’acqua. I benefici delle acque termali sono noti sin dall’antichità. Si pensi agli imponenti complessi termali costruiti dai Romani in prossimità delle sorgenti naturali che avevano una funzione curativa e sociale.
A fronte di una tradizione millenaria l’Italia sin dall’antichità detiene dunque una leadership riconosciuta non solo per l’alto numero di centri termali ma anche per la componente scientifica che è in grado di esprimere. Le terme nel nostro Paese si trovano in zone con particolari condizioni geologiche dove il vulcanesimo fa affiorare in abbondanza acque terapeutiche e vapori benefici e sorgono geograficamente in territori spesso diversi fra loro dal punto di vista naturalistico. Come riporta Federterme, dei 154 comuni italiani che dispongono di stabilimenti 62 sono località termali, 22 località marine, 13 città d’arte, 12 località montane, 6 località collinari, 5 località lacuali e 35 altre località. Questa varietà dei paesaggi termali rafforza il potenziale turistico di ciascuna destinazione aumentandone le chance in termini di attrattività. Le località in cui sorgono i complessi termali naturali sono peraltro tutelate dalla legge come luoghi di interesse naturale, ambientale e culturale.

Oggi il settore delle terme si è ulteriormente ampliato con l’affermarsi del “termalismo”. Con questo termine si intendono le Spa situate non soltanto in prossimità delle sorgenti naturali di acque sulfuree, ma anche nei centri urbani o nelle località turistiche, ad esempio in hotel, palestre o centri benessere indipendenti. Si tratta di oasi deputate al relax e alla cura della persona dove è possibile estraniarsi per qualche ora interrompendo la routine. Il termine “termalismo” riferito alle Spa, come le intendiamo oggi, esprime una derivazione dal mondo delle terme, un nesso concettuale molto esplicito. Pur lontani dalle sorgenti sulfuree, in questi centri ci si occupa in modo professionale di salute, benessere, relax e svago, molto spesso con un orientamento deciso verso le nuove abitudini legate al tempo libero, ma anche alla prevenzione e al benessere.
Queste realtà che si sono diffuse a macchia d’olio nelle diverse regioni italiane hanno contribuito indirettamente a svecchiare l’offerta del settore termale che fra sorgenti d’acqua, vapori e fanghi dall’indubbio carattere curativo, si è dovuto riposizionare anche in funzione dei nuovi trend. L’offerta è stata ampliata con ulteriori declinazioni sia nel senso della salute che in quello del benessere e dagli anni Duemila,il settore termale si è proiettato verso fasce di utenza più significative per numeri e reddito riformulando la propria offerta complessiva.
Una maggiore consapevolezza sull’importanza del benessere psicofisico negli ultimi anni ha comunque determinato una diversa lettura del turismo termale. Una delle ultime tendenze prima della pandemia è stata l’esperienza multisensoriale volta a generare impatti emozionali nei turisti. Ma anche il tema della consapevolezza cui puntano i percorsi educativi, formativi e riabilitativi all’interno delle terme, sta integrando l’offerta terapeutica con la componente informativa, divulgativa, scientifica e culturale. Anche per questo le terme oggi possono rappresentare la risposta ideale per persone di tutte le età che ricercano “esperienze immersive” fra cure, relax, crescita personale, scoperta del territorio e vita all’aria aperta.
Queste nuovo corso del turismo termale, oltre a sposarsi bene con altri “turismi” del territorio, può essere un fattore di novità nella riformulazione di proposte turistiche esclusive da parte delle singole destinazioni e sostenere altresì il rilancio dei territori. In condizioni normali per loro stessa natura le terme possono essere meta di viaggiatori in ogni momento dell’anno e favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici se supportate da politiche adeguate. Rappresentano a tutti gli effetti un’opzione evergreen e green del turismo sostenibile per svariate ragioni quali ad esempio il godimento del paesaggio e della natura, ma anche la possibilità di abbinare alle cure termali altri tipi di esperienze slow culturali, enogastronomiche, escursionistiche etc., che ben si sposano con la ricerca del relax e la cura del corpo e della salute.
Le stazioni termali prima della pandemia erano frequentate non solo da persone in cerca di cure specifiche per diverse patologie rimborsate dal Sistema Sanitario Nazionale – per lo più over 50 che da sempre caratterizzano la domanda delle cure termali tradizionali -, ma anche da persone in cerca di relax, desiderose semplicemente di staccare dallo stress quotidiano per concedersi momenti di benessere e di relazione. Questi clienti più giovani, trentenni e quarantenni, sono stati comunque affiancati negli ultimi anni da clienti più anziani che, con l’estensione della durata della vita, sono in condizione di godere di trattamenti non necessariamente terapeutici.
Nella nuova visione delle terme fra salute, turismo, industria e territorio, il concetto di cura si è di fatto ampliato, strutturato e integrato in senso polispecialistico anche per affrontare il long Covid, così come sono stati ridefiniti i percorsi legati alla prevenzione e al wellness, quest’ultimo sempre più leisure e in grado di affiancare cure e trattamenti con la scoperta del territorio e chiudere così il cerchio dell’esperienza.
Il turismo termale storicamente ha contribuito massicciamente allo sviluppo di molte economie locali e, sin dal momento in cui è apparso come prodotto turistico a inizio Novecento, ha rappresentato un settore su cui puntare per la valorizzazione dei territori. Oggi a tutto questo si affianca il tema della sostenibilità rendendo la località termale un driver di tutela ambientale. Molti centri termali sono leve di sviluppo sostenibile dei territori ponendosi come attrattori turistici “totali”. Molti altri devono ancora ridefinire la propria vocazione e la propria mission territoriale.

Nel mentre si stanno costituendo politiche di settore per la valorizzazione dell’offerta termale sostenute dal governo con l’obiettivo di tornare in cima alla classifica mondiale del turismo del benessere che al momento ci vede ottavi.
Alla fiera di Parigi “Les Thermalies 2023” dello scorso gennaio, l’Italia si è presentata in una formazione compatta nell’intento di rafforzare l’internazionalizzazione del nostro sistema termale e del benessere e intercettare la domanda dei consumatori francesi. Protagonista Federterme Confindustria con il padiglione curato dall’l’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che affianca da anni l’Associazione nella realizzazione di eventi e appuntamenti di rilievo per il settore termale. ll ministro del Turismo Daniela Santanché insieme al presidente di Federterme Massimo Caputi, il direttore Parigi Ice, Luigi Ferrelli, l’amministratore delegato di Enit Ivana Jelinic, ha presentato l’offerta turistica termale italiana e la piattaforma ItalCares ideata e promossa da Federterme con il cofinanziamento del ministero del Turismo che ha stanziato un milione e mezzo di euro a valere a valere sul Fondo unico nazionale turismo (Funt) 2022, finalizzato alla promozione del turismo medicale e del benessere, che consentirà di generare flussi organizzati di Turismo sanitario, termale e del benessere in Italia.
“Abbiamo fatto toccare con mano ai tanti visitatori di questi giorni, l’ ‘Italian way of life'” – ha affermato Massimo Caputi, presidente di Federterme – “fatto di attenzione per il benessere della persona, considerato sotto tutti i profili, dalla cura, al relax, all’enogastronomia di qualità, all’ambiente. L’Italia non ha rivali, ma è bene sempre procedere sulla strada del costante miglioramento degli standard qualitativi, per poter essere sempre in grado di affrontare le sfide di competitors ogni giorno più aggressivi”.
“Le terme consentono di attrarre quote di mercato turistico anche in periodi dell’anno di bassa stagione consentendo una distribuzione omogenea dei flussi sul territorio nazionale. Buone le performance dell’Italia per il mese di dicembre appena trascorso, le prenotazioni complessive delle camere disponibili nelle strutture ricettive sui canali delle online travel agencies sono risultate al 37,6 % contro il 18,8 % dello stesso mese del 2021 e il comparto termale si è mostrato perfettamente in linea con la media nazionale, raggiungendo un tasso di saturazione del 37,5% delle disponibilità di dicembre” commenta Ivana Jelinic, ceo Enit.
“Analizzando le festività natalizie dal 19 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023, per le terme sono state riservate il 35,1 % delle camere disponibili nelle strutture ricettive sui canali delle online travel agencies, contro il 18,4 % dello stesso periodo 2022/2021. In questo caso, le performance del prodotto termale superano, anche se di poco, il risultato medio nazionale (32,5 %)” conclude Jelinic.
La consapevolezza di una industria che può esprimere eccellenza c’è con prospettive economiche rosee, ma la sfida sociale e culturale è quella di contribuire alla crescita interiore dell’individuo e alla sua evoluzione verso modelli più consapevoli e sostenibili orientati complessivamente a una migliore qualità della vita dove salute e prevenzione, conoscenza, cultura del wellness e piacere di vivere convergano in senso olistico verso il benessere sociale.
Marina Nicolazzo Ricci, Direttrice responsabile
Il sistema termale italiano dislocato in tutta la penisola e le isole con la presenza di diverse e specifiche acque termali rappresenta un modello di welfare termale considerato unico in Europa ed è un’eccellenza globale del comparto turistico: alla fine del 2018 il numero degli stabilimenti termali in attività in Italia risultava complessivamente pari a 323. Quasi il 90% di essi operava in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale; gli arrivi nelle località termali italiane erano stati di poco inferiori ai 4 mln, a fronte di quasi 12,9 milioni di presenze (Fonte: Becheri, Morvillo – 2020, XXIII Rapporto sul Turismo Italiano); si registravano ricavi totali di circa 760 milioni (Fonte: Federterme), di cui 118,9 legati alle cure termali convenzionate e 639,5 ai servizi complementari quali la ricettività alberghiera, le prestazioni per il benessere etc.; gli hotel presenti nelle località termali italiane sono 1.241, per circa 95.000 posti letto (come attestato da Federterme solo gli hotel terme offrono circa 30.000 posti letto); il numero degli occupati era di 11.500 che con l’indotto arrivavano a 65.000 mentre la prospettiva di giungere a 15.000 posti di lavoro con progetti di destagionalizzazione e ampliamento ulteriore dell’offerta dei servizi con nuove prestazioni nei tre anni a seguire è rientrata con l’evento pandemico. Come riporta Federterme, dei 154 comuni italiani che dispongono di stabilimenti 62 sono località termali, 22 località marine, 13 città d’arte, 12 località montane, 6 località collinari, 5 località lacuali e 35 altre località. Se si escludono i tre grandi centri urbani provvisti di impianti termali (Napoli, Genova e Bologna), tali località si caratterizzano, in genere, per la ridotta ampiezza demografica. Gli stabilimenti termali mostrano una spiccata concentrazione geografica, tenuto conto che più della metà di essi si trova in due regioni, Veneto (28,2 %) e Campania (23,8 %), seguite a grande distanza da Emilia Romagna (7,1 %), Toscana (6,2 %), Lazio (4 %) e Lombardia (3,7 %). Dal punto di vista economico, tale circostanza è in parte mitigata dal fatto che gli stabilimenti in Veneto e in Campania si caratterizzano per la ridotta scala dimensionale.
