Culture, Lifestyle, Mediterranean diet, Wellness

Nicotera e Pollica, le due culle della Dieta mediterranea

La comunità scientifica internazionale è concorde nel riconosce in The Seven Countries Study, lo studio epidemiologico longitudinale dello scienziato statunitense Ancel Keys, una pietra miliare nella storia degli studi sulla correlazione fra la bassa incidenza di malattie cardiovascolari e l’alimentazione di tipo mediterraneo, un modello basato non solo su determinate abitudini alimentari, ma anche su specifiche ritualità, tradizioni eno-oleo-gastronomiche e stili di vita salubri orientati al benessere.

Lo studio fu avviato nell’Università del Minnesota nel 1947 dall’epidemiologo Ancel Keys e si concluse dieci anni dopo con una serie di accurate indagini sul campo effettuate nelle coorti di sette nazioni con l’obiettivo di porre a confronto l’incidenza di malattie coronariche con le abitudini alimentari e lo stile di vita delle diverse popolazioni. Il progetto pilota che si tenne a Nicotera, in Calabria, nonché lo studio preliminare di The Seven Countries Study, rappresentò un incipit fondamentale dando all’Italia un ruolo guida in tema di alimentazione mediterranea. L’indagine pilota di Nicotera, condotta da Alfonso Del Vecchio e Flaminio Fidanza, fu realizzata fra settembre e ottobre del 1957. Le figure più importanti internazionali dello studio erano Ancel e Margaret Keys da Minneapolis, Ratko Bruzina da Zagabria, Martti Karvonen da Helsinki, Noboru Kimura da Fukuoka e Paul Dudley White da Boston.

Al Convegno nazionale in occasione dei cento anni di Ancel Keys, tenutosi a Pioppi (Sa) nel gennaio 2004 il professor Alfonso Del Vecchio, scrive: “Tra le aree rurali la prima a essere presa in considerazione fu Nicotera, in Calabria. Perché Nicotera? Era una tipica area rurale rispondente ai requisiti previsti con particolare riguardo alla dieta che si presupponeva fosse ricca di grassi vegetali (soprattutto olio di oliva). In secondo luogo perché le conoscenze locali da parte di un oriundo nicoterese che aveva già lavorato con l’equipe di Keys (cioè il sottoscritto) avrebbero potuto offrire sufficienti garanzie sull’idoneità della base logistica e soprattutto una buona collaborazione a livello locale sia da parte dei soggetti da reclutare sia da quanti altri avrebbero dovuto essere chiamati in causa (enti locali, medici, funzionari, ecc.). Viene così avviata nel 1957 la ricerca definita come Studio pilota in quanto la prima di una serie che avrebbe coinvolto altre aree rurali italiane a diversa collocazione geografica”.

Ma facciamo un passo indietro. Prima della spedizione scientifica a Nicotera, nel 1944 Ancel Keys era sbarcato nel Cilento seguendo le truppe americane. Era stato proprio lui l’inventore delle «razioni K» dell’Esercito americano, le scatolette con tanto cibo che avevano sicuramente giocato un ruolo importante nella vittoria alleata e allo stesso tempo avevano sfamato gli Italiani stremati dalla guerra e dal fascismo. Con l’occhio dello scienziato aveva osservato che la popolazione locale era poverissima ma sana e straordinariamente longeva oltre ogni ragionevole aspettativa e aveva avuto l’intuizione che tutto ciò fosse conseguenza di una alimentazione specifica prevalentemente a base di frutta, verdura, ortaggi, pane, pasta e pesce e pochissima carne. Si era reso conto che le popolazioni del Cilento erano povere ma sane, non manifestavano i segni delle malattie cardiovascolari, quelle stesse che invece già colpivano e mietevano vittime negli States dove era l’industria a soddisfare i bisogni alimentari. Keys, attratto da questo speciale scenario antropologico e da queste valutazioni mediche decise poi di vivere con sua moglie Margareth a Pollica sei mesi l’anno per circa quarant’anni, esattamente nel borgo marinaro di Pioppi, in modo da poter proseguire le sue ricerche e continuare a osservare e studiare le abitudini alimentari, la cultura e gli stili di vita della popolazione locale.

L’attenzione che Keys riservò sia a Nicotera che a Pollica, ha dato vita negli ultimi decenni a una diatriba fra Calabria e Campania sulla rivendicazione di una sorta di primato sulla codificazione della Dieta mediterranea avvenuta negli anni Sessanta per opera dello stesso Keys.

Volendo stemperare i toni di questa partita che probabilmente si gioca sul fronte della promozione regionale – e la dieta mediterranea continua a essere un driver poderoso in questo senso – , cominciamo con il dire che Ancel Keys dovrebbe essere considerato un “fattore” aggregante piuttosto che divisivo. Proprio per il fatto di aver vissuto tali esperienze da scienziato, libero di inseguire le sue intuizioni, il suo genio e i suoi interessi, senza porsi alcun limite com’è normale che sia quando a guidare è la sete di conoscenza. Evidentemente si era reso conto del patrimonio di dati che gli si era palesato davanti, folgorandolo, dati che sarebbero diventati, grazie al suo percorso di ricerca, di particolare rilievo dal punto di vista epidemiologico e che avrebbero prodotto studi di altissimo livello.

Se la Calabria ha rivendicato il primato scientifico appellandosi allo studio preliminare del Seven Countries Study realizzato nel 1957 a Nicotera, la Campania ha puntato dritto alla leadership indiscussa acquisendo di fatto il primato della nomenclatura e della codificazione dell’esperienza di consolidamento delle ricerche avvenuta a Pollica nell’arco di ben quattro decenni. Ancel Keys infatti proprio a Pollica negli anni Sessanta giunse a una mirabile sintesi coniando la locuzione Mediterranean diet, che – come dice l’Unesco – “è una etichetta nuova per una tradizione antica”.

Dunque da un lato i calabresi sono consapevoli e orgogliosi di aver fatto da apripista con lo studio preliminare di Nicotera al Seven Countries Study, gettando le basi della maggiore ricerca destinata a evidenziare le variazioni del rischio di malattia coronarica legate alla dieta e alla cultura e a dimostrare altresì che i principali fattori di rischio sono universali; dall’altro i campani hanno saputo accogliere e valorizzare, forse in modo più organizzato e sistemico, la lunga permanenza di Ancel e Margareth Keys a Pollica dando vita a un presidio ufficiale fondato sulle caratteristiche dei prodotti agroalimentari locali, sulla dieta e gli stili di vita annessi.

Il libro di Flaminio Fidanza e Antonino De Lorenzo pubblicato nel 2010 in occasione del Cinquantenario del rilevamento dei consumi alimentari condotto a Nicotera nel 1960 – Seven Countries Study. “La cultura alimentare, collegata con le evidenze scientifiche, l’analisi bromatologica delle ricette, l’individuazione degli indici di qualità nutrizionale, – scrive De Lorenzo – diventa elemento dinamico di una civiltà, che rifiuta di essere dimenticata e retrocessa, ma che è pronta a riproporsi utilizzando l’innovazione e la ricerca come elemento trainante”.

La Campania ha saputo impegnarsi a livello internazionale come dimostra il fatto che Pollica con il Cilento è una delle sette comunità emblematiche della Dieta Mediterranea individuate in sede di dichiarazione Unesco (Chefchaouen), ma ormai riconosciuta nel mondo quale capitale della Dieta mediterranea con una netta leadership rispetto alle altre sei comunità emblematiche. Non è un caso che proprio a Pioppi sia nato il Museo vivente della Dieta Mediterranea gestito, insieme al Museo Vivo del Mare, da Legambiente, e facente parte della rete dell’Ecomuseo della Dieta mediterranea. Il museo, tra le altre cose, contiene la biblioteca del ricercatore americano che è stata donata dalla sua famiglia.

Le due esperienze vanno lette e interpretate secondo una linea di continuità e non di opposizione andando a onorare lo spirito delle ricerche e i risultati ottenuti da Ancel Keys il quale certo, con la forma mentis dell’epidemiologo illuminato, non avrebbe voluto porre steccati o limitazioni territoriali né concettuali alle sue indagini caratterizzate proprio dall’essere un continuum. Oltretutto The Seven Countries Study esprimeva bene questo suo approccio ampio dal momento che aveva posto a confronto rilevazioni e studi – lo dice il titolo stesso dello studio – in sette paesi del mondo.

Immagine del Cilento

Gli Stati Uniti sono stati il ​​paese chiave durante i primi 25 anni dello studio; la Finlandia ha dato un contributo unico per la dieta insolitamente ricca di acidi grassi saturi; i Paesi Bassi hanno avuto un ruolo chiave nella seconda parte del progetto; l’Italia ha avuto un ruolo centrale sia per gli studi pilota e l’indagine preliminare sul campo condotta a Nicotera, sia per il fatto di essere stata oggetto di uno studio che ha preso in esame tre coorti, Crevalcore nel nord Italia dove la dieta tradizionale era ricca di grassi animali, il villaggio rurale di Montegiorgio nell’Italia centrale in una zona collinare a circa 30 km dal mare Adriatico dove la popolazione era più dedita a un modello alimentare mediterraneo, e la coorte di Roma; la Grecia è stata inclusa nello studio per il consumo molto elevato di olio d’oliva e perché Creta era nota per la sua longevità; per quanto riguarda l’ex Jugoslavia, Croazia e Serbia hanno fornito un contributo di cinque coorti allo studio: le due coorti croate differivano fra loro nella dieta, in Dalmazia vi era una dieta mediterranea mentre in Slavonia una dieta dell’Europa orientale ricca di grassi animali, mentre le tre coorti serbe differivano radicalmente per lo stato socioeconomico e la dieta in stile europeo orientale ricca di carne e/o latticini. 

The Seven Countries Study ebbe dunque impulso dall’Italia quando nel 1944 Ancel Keys si imbattè nell’osservazione dei cibi, dello stato di salute della popolazione, delle ricette, delle tradizioni enogastronomiche, del modo di vivere di queste genti provate dalla guerra, ma sorprendentemente longeve che quasi ignoravano cosa fosse un infarto o un ictus.

Gli steccati nella cultura e nella scienza sono un controsenso e la valorizzazione è l’unico modo per promuovere i punti di forza di un territorio. Piuttosto sarebbe auspicabile mettere insieme queste esperienze uniche al mondo evidenziandone la storia e i tratti comuni, creare sinergie e potenziamento reciproco nella condivisione del patrimonio culturale.

Concludiamo dicendo che la diatriba fra Calabria e Campania risulta essere anche anacronistica perché il concetto di Dieta mediterranea ha assunto caratteri di universalità da quando, il 16 novembre 2010 a Nairobi, il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio culturale immateriale ha approvato l’iscrizione della Dieta mediterranea nella Lista del Patrimonio culturale immateriale. Questa definizione ha riconosciuto le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità tramandate di generazione in generazione in molti paesi mediterranei rafforzando il senso di appartenenza delle comunità. Il riconoscimento del 2010 ha accolto la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo.

Marina Nicolazzo Ricci