Culture

Alle origini della civiltà mediterranea

Propensione naturale, identità culturali, tradizioni radicate, modi di pensare e visioni filosofiche, cura delle relazioni umane, culto della famiglia e tutto quanto si connette al percorso di Vita mediterranea è strettamente legato a una storia scritta innanzitutto nel dna delle popolazioni appenniniche e mediterranee in genere, e delle piccole o medie comunità migrate nella Penisola in cerca di condizioni migliori di vita o per sottrarsi a regimi politici troppo dispotici.

Tra il X e il IX secolo vi giungono gli Etruschi che si dislocano verso Nord e verso Sud e sottomettono le popolazioni dei primi insediamenti indoeuropei stanziati lungo il Tevere. Successivamente arrivano nel centro Italia anche i Greci dalle colonie dell’Italia meridionale.

Gli Etruschi e i Greci, provenienti dall’Oriente via mare, differiscono dagli altri popoli già stabilitisi in Italia soprattutto perché portatori, dalle loro antiche sedi, di una civiltà di tipo urbano. E così, dopo l’immigrazione, non fondano stati estesi, ma numerose città, centri politici autonomi legati tuttavia agli altri da rapporti di reciprocità e da interscambi dovuti al comune substrato culturale e al corpo delle tradizioni originarie.

Le prime forme di esercizio del potere tendono infatti a ricalcare usi e costumi delle civiltà di provenienza delle popolazioni migranti. Nel periodo protometallico o dell’Età del bronzo la Penisola viene interessata dal “ciclo appenninico” della civiltà mediterranea connesso con le grandi migrazioni.

I primi insediamenti si stabiliscono in ambienti naturali dai quali poter ricavare il necessario sostentamento e garantirsi una difesa adeguata. Le regole sono analoghe a quelle della madrepatria, sia per le istituzioni politico-amministrative sia per quelle religiose, ma le colonie sono autonome e indipendenti considerate come città-stato straniere.

Una volta consolidata la presenza nel territorio, ogni etnia si organizza nel proprio ambito con prime semplici regole formali di coesistenza tra le famiglie e di sfruttamento ambientale. Si pensa anche a guardare oltre i propri confini con interessi di pacifica coesistenza oltreché di estensione territoriale, adottando misure e strategie dettate di volta in volta dalla situazione. L’urbanizzazione di Roma è un fenomeno che non si differenzia per modalità e tempi da quella delle altre città nate in quel periodo.

L’influenza degli Etruschi è particolarmente notevole nel Lazio e nella Campania. L’immediata vicinanza degli Etruschi e dei Latini rende accessibili agli influssi etruschi parecchie colonie latine e soprattutto Roma. Con i Greci, i Romani vengono in contatto solo in epoca più tarda; tuttavia i Greci occupano un posto di gran lunga più importante rispetto a quello degli Etruschi nello sviluppo della civiltà romana.

Roma è in origine solo una delle città della penisola italica. Ma esistono anche in Grecia e nella vasta area della sua colonizzazione, importanti territori costieri fortemente urbanizzati che gestiscono la propria autonomia, lungi dal perseguire sogni egemonici. In altri termini, Roma, come forma territoriale urbana agli albori della sua configurazione politico-territoriale, è ben lungi dal divenire una potenza differenziata dalle altre.

Nel panorama della storia universale la romanizzazione appartiene letteralmente a processi di colonizzazione successivi e più sorprendenti in senso globale. Rispetto alla civiltà della polis greca, che aveva predominato nella metà del primo millennio, la civiltà romana è ancora molto in ritardo nel suo processo evolutivo di affermazione storica. Tuttavia sta facendo tesoro di quanto di positivo le civiltà in declino hanno nel frattempo trasmesso sia nelle istituzioni, sia negli usi e costumi di vita sia nei rapporti sociali con le altre comunità.

La città mediterranea, come associazione autocefala, esplica una sua particolare dinamica di sviluppo: si stabilisce di volta in volta un governo autocratico formato dai suoi fondatori, che in epoca successiva segue un processo evolutivo in genere teso verso istituzioni democratiche. Roma sperimenta questo cambiamento tra il VI e il I sec. a.C., periodo durante il quale evolve dalla forma di governo regia a quella repubblicana che termina nel 49 a.C., quando con Augusto ha inizio la fase imperiale.

I Romani elaborano una progredita economia monetaria solo nel III secolo perché fino a questo periodo si sono accontentati di primitive forme di rapporti commerciali effettuabili con adeguate quantità di metalli. Agli albori della sua grande politica internazionale Roma conserva ancora tutte le caratteristiche di una società agricola relativamente “sottosviluppata” e non può permettersi il lusso di mantenere soldati mercenari, secondo una prassi che in Oriente era invece considerata del tutto normale ormai da parecchie generazioni.

Anche gli ordinamenti politici si riallacciano alla viva fonte delle tradizioni arcaiche: è possibile, di là da ogni mutamento politico, salvare il Senato quale assemblea i cui membri conservano per tutta la vita il proprio seggio, e far divenire tale istituzione il fulcro della Costituzione repubblicana. Quindi Roma si assicura un solidissimo ceto dirigente che forma lo strumento di una attività politica non solo costante, ma anche aperta verso il futuro.

Il continuo affinamento di una saggezza politica, che si fonda sull’esperienza, procura a Roma la sua superiorità nella fase decisiva, quella della conquista della supremazia nel mondo. Roma sa gestire al meglio i pilastri che reggono l’imperialismo, ossia il sistema federativo delle alleanze e la colonizzazione. Anche l’annessione nello stato romano di altre realtà segue questa regola. Per quanto riguarda invece le colonizzazioni, vengono fondate nuove comunità politiche autonome che non entrano a far parte dello stato romano ma che contribuiscono a livello economico allo sviluppo della sua potenza. Roma riesce a tenerle sotto controllo nelle loro economie mediante trattati che regolano i reciproci interessi.

Le arretrate condizioni politiche e culturali dell’Italia costituiscono un notevole vantaggio per Roma, durante la fase italica della sua storia. Al tempo dell’espansione romana gli Etruschi vivono nei loro territori all’ombra della loro passata grandezza senza intralciare le politiche di Roma e i Greci stanziati nelle coste adriatiche cominciano a spingersi verso i territori delle coste tirreniche per far fronte alle nuove necessità delle popolazioni dovute all’incremento demografico.

I Romani, raggiunta una certa potenza, non incontrano negli stati-città della Penisola alcun vero rivale. Notevole opposizione trovano invece da parte dei Sanniti e la lotta contro questo popolo diviene infatti una guerra cruenta per la supremazia nell’intera Penisola.

Vittorio Nicolazzo