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Corea del Sud: un anno in meno per tutti dal 2023

Si sente spesso dire che l’unica cosa che non possiamo cambiare è lo scorrere del tempo. Ma se invece vi venisse detto che dal prossimo anno sarà possibile riportare le lancette indietro di 365 giorni?

Sembra assurdo, ma è proprio quello che accadrà per 50 milioni di cittadini della Corea del Sud, che dalla metà del 2023 si ritroveranno da un minuto all’altro un anno più giovani.

La norma in questione, approvata dal Parlamento di Seul, e che necessita solo dell’ultima firma del Presidente Yoon Suk-ye, nasce dalla necessità di standardizzare il modo in cui viene calcolata l’età nel Paese. Che prevede al momento tre metodi di conteggio.

Oltre infatti alla modalità da noi adottata, la data di nascita, in Corea del Sud ne esistono attualmente anche altre due: quella che stabilisce che tutti alla nascita hanno già un anno (vengono infatti inclusi nel conteggio dell’età i nove mesi in cui il bambino è stato nel grembo materno arrotondandoli a 12) e ogni primo gennaio viene aggiunto un altro anno, e quella che stabilisce che tutti hanno zero anni alla nascita e viene aggiunto un anno ogni primo gennaio. Quest’ultimo, in particolare, viene utilizzato solamente ai fini della coscrizione e per l’applicazione del divieto di bere alcolici e fumare.

Vi lasciamo solo immaginare la confusione e i problemi che ne sono derivati nel corso degli anni, dalle controversie sui contratti per la retribuzione a diverse fasce d’età a quelle sui rimborsi assicurativi basati sull’età nel caso di incidenti stradali.

O ancora, durante la fase più acuta della pandemia è accaduto ad esempio che le autorità abbiano utilizzato l’età internazionale e l’età coreana in modo intercambiabile per impostare la fascia per l’idoneità al vaccino, creando di conseguenza numerosi problemi agli ospedali e agli utenti.

La questione non riguarda solo allora la presenza di tre metodi diversi di conteggio dell’età per i cittadini appartenenti a una stessa Nazione, ma anche la non conformità con quella che è la convenzione a livello internazionale, che prevede appunto il calcolo dell’età a partire dalla data di nascita.

La norma che permetterà di superare tale impasse e di «ridurre i costi socio-economici non necessari» come ha detto al parlamento Yoo Sang-bum del People Power Party al Governo, è comunque la realizzazione di ciò che lo stesso Presidente sudcoreano Yoon Suk-ye ha promesso durante la campagna elettorale per fronteggiare le critiche di chi denunciava una confusione eccessiva nella fornitura di servizi assistenziali, medici e amministrativi a causa delle diverse modalità di conteggio dell’età.

In altre parole, come ha annunciato il Ministro della Giustizia in un discorso rivolto alla popolazione: “diventeremo tutti più giovani”, se non che le lancette dell’orologio anagrafico scorreranno indietro di 365 giorni solamente (purtroppo) per i cittadini sudcoreani.

Cosa ne pensano i sudcoreani

Sebbene comunque la legge sia già stata approvata dal Parlamento di Seoul, manca ancora la firma finale del Presidente Yoon Suk-ye. Inoltre, la sua applicazione effettiva è stimata avvenire tra circa sei mesi. Sarà allora a quel tempo che il Governo dovrà affrontare la sfida più difficile: quella di convincere l’intera popolazione, e quindi anche le fasce più tradizionaliste, ad omologarsi al nuovo metodo di calcolo dell’età. Come dicono gli esperti, “ciò non sarà semplice e richiederà molto tempo”.

Il metodo tradizionale di conteggio dell’età è infatti profondamente radicato nella cultura del Paese. L’anno di nascita (e non la data di nascita), per esempio, è la base del sistema zodiacale sudcoreano (lo stesso utilizzato dalla Cina e da altre Nazioni dell’Asia Orientale).

Minhwa dei 12 animali dello zodiaco. Collezione privata, fonte: http://artminhwa.com

L’uso di termini come oppa o hyung (modi di rivolgersi a un fratello maggiore), unnie e noona (che significano “sorella maggiore”) dipende dall’età delle persone coinvolte nella conversazione, e anche questo dipende dall’anno di nascita.

Ci vorrà quindi probabilmente più di sei mesi per convincere tutti i cittadini ad adottare il nuovo corso, essendo il modo tradizionale di calcolare l’età, come ha affermato Shin Jiyoung, Professore di lingua e letteratura coreana presso la Korea University, “difficile da abbandonare in quanto strettamente legato alla lingua coreana”.

Nonostante ciò, comunque, se l’Esecutivo si attenesse solamente ai dati del sondaggio condotto a settembre sulla popolazione, non avrebbe ragione di essere pessimista.

Oltre l’85 % degli intervistati, infatti, ha dichiarato che passerebbe al metodo “standard” di conteggio dell’età, anche nella vita quotidiana, nel caso in cui la legge divenisse realtà, dichiarando, tra le altre cose, che essa contribuirebbe ad abbattere la cultura gerarchica del Paese e ad “abbassare la percezione dell’età delle persone”.

Foto anteprima articolo in homepage: Gyeongbokgung Palace in autumn, South Korea. Immagine di tawatchai07 su Freepik

Eugenio Gurnari