{"id":370,"date":"2022-12-28T13:12:43","date_gmt":"2022-12-28T13:12:43","guid":{"rendered":"https:\/\/vita-mediterranea.it\/?p=370"},"modified":"2023-01-08T20:04:50","modified_gmt":"2023-01-08T20:04:50","slug":"dal-cuore-al-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vita-mediterranea.it\/?p=370","title":{"rendered":"Dal cuore al cervello"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-371\" srcset=\"https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-300x200.jpg 300w, https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-768x512.jpg 768w, https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-2048x1365.jpg 2048w, https:\/\/vita-mediterranea.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/nicola-fioravanti-MryBlxc2ocw-unsplash-600x400.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra cervello e cuore esistono relazioni molto strette. Il dialogo e l\u2019interconnessione fra questi sono rappresentate concretamente dagli stimoli bidirezionali ascendenti e discendenti che corrono lungo le vie di comunicazione costituite dai neuroni, presenti sia nel cervello che nel cuore. La comunicazione ascendente (dal cuore al cervello) utilizza infatti le stesse vie del sistema nervoso di cui si avvale la comunicazione discendente. Nel cuore vi \u00e8 una centralina, potremmo dire autonoma, un sistema di cellule nervose sensoriali, i neuriti, che vengono attivate da stimoli fisici e chimici provenienti dal cuore stesso (frequenza cardiaca, pressione, sostanze chimiche) o da altre parti del corpo. Il cuore \u00e8 dunque dotato di un sistema nervoso intrinseco, in grado di ricevere informazioni generate dal sistema nervoso estrinseco e dai neuriti sensoriali presenti nel cuore. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 1991 l&#8217;Heartmath Institute fondato dai ricercatori californiani J. Andrew Armour e Jeffrey L. Ardell riunisce da tutto il mondo neurologi, cardiologi, medici e scienziati per la ricerca sulla comunicazione tra cuore e cervello. &nbsp;Sono stati proprio loro a scoprire che il cuore possiede appunto un proprio sistema nervoso intrinseco composto da oltre quarantamila neuroni che gli consentono di agire autonomamente, di accumulare informazioni, di ricordare e di attivarsi funzionalmente per l&#8217;organismo. Superando gli scetticismi che aleggiano intorno al tema delle connessioni fra le funzioni del cuore in relazione al cervello e gli stati emotivi, si pu\u00f2 ormai affermare, in virt\u00f9 di diversi studi, che il cuore si comporti come un organo autoregolato, come se avesse una propria organizzazione mentale similmente a un cervello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma se risulta ben documentata l\u2019influenza del cuore sul cervello a livello di stimoli emotivi, risulta ancora poco esplorato l&#8217;inverso, cio\u00e8 la capacit\u00e0 del cuore di influenzare il cervello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo di recente (maggio 2022) uno studio prodotto dai bioingegneri dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Padova e l&#8217;University of California Irvine e pubblicato sulla rivista <a href=\"https:\/\/www.pnas.org\/doi\/10.1073\/pnas.2119599119\"><strong>Proceedings of the National Academy of Science of the USA<\/strong><\/a> ha analizzato il meccanismo che ci porta a provare una specifica emozione a fronte di determinati stimoli trovando nel cuore la radice delle emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Che il corpo giochi un ruolo fondamentale nel definire gli stati emotivi \u00e8 ormai ampiamente riconosciuto dalla comunit\u00e0 scientifica \u2013 spiega&nbsp;Gaetano Valenza, docente di bioingegneria al Dipartimento di Ingegneria dell\u2019Informazione dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa e ricercatore al Centro \u201cE. Piaggio\u201d \u2013 Tuttavia, se escludiamo alcune teorie proposte agli inizi del secolo scorso, fino ad ora l\u2019attivit\u00e0 cardiovascolare \u00e8 stata vista come un semplice supporto metabolico a sostegno del cervello. E solo il cervello sarebbe la sede dei processi biologici responsabili dell\u2019esperienza emotiva cosciente. Noi abbiamo invece evidenze del fatto che l\u2019attivit\u00e0 cardiovascolare gioca un ruolo causale nell&#8217;iniziare e nel sentire una specifica emozione, e precede temporalmente l\u2019attivazione dei neuroni della corteccia cerebrale. In sostanza, per dirla parafrasando William James, che fu il padre, insieme a John Lange, della cosiddetta teoria periferica delle emozioni, non abbiamo la tachicardia perch\u00e9 abbiamo paura, ma la sensazione di paura \u00e8 l\u2019esperienza emotiva cosciente innescata dalla tachicardia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per dimostrare questa teoria sono stati utilizzati modelli matematici complessi applicati ai segnali elettrocardiografici ed elettroencefalografici in soggetti sani durante la visione di filmati con contenuto emotivo altamente spiacevole o piacevole. I ricercatori hanno cos\u00ec scoperto che nei primi secondi lo stimolo modifica l\u2019attivit\u00e0 cardiaca, che a sua volta induce e modula una specifica risposta della corteccia. Un continuo e bidirezionale scambio di informazioni tra cuore e cervello sottende quindi l\u2019intera esperienza cosciente dell\u2019emozione e, soprattutto, della sua intensit\u00e0. \u201cOvviamente \u2013 prosegue Valenza \u2013 la complessit\u00e0 delle emozioni che proviamo deriva da uno scambio molto complesso tra il nostro sistema nervoso e i vari sistemi &#8220;periferici&#8221;, ma \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 cardiaca, e non quella cerebrale, a dare il via all\u2019esperienza emotiva\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per potere estrarre da una semplice analisi dell\u2019ECG la valutazione di uno stato emotivo, i ricercatori hanno sviluppato delle equazioni matematiche in grado di &#8220;decodificare&#8221; continuamente la comunicazione cuore-cervello nei diversi stati emozionali. In pratica, data una certa dinamica cardiaca, in un futuro prossimo, potrebbe essere possibile comprendere quale emozione \u00e8 stata provata dal soggetto sotto osservazione, per esempio utilizzando uno smartwatch.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLa scoperta pu\u00f2 avere delle ricadute molto rilevanti sulla comprensione dei disturbi psichici e sulla loro relazione con la salute fisica \u2013 afferma&nbsp;Claudio Gentili, del Dipartimento di Psicologia Generale e Centro per i Servizi Clinici Psicologici dell\u2019Universit\u00e0 di Padova \u2013 e pu\u00f2 spiegare perch\u00e9 soggetti con disturbi affettivi, come la depressione, sono associati ad una maggior probabilit\u00e0 di sviluppare patologie cardiache, o, viceversa, tra soggetti con problemi cardiaci quali patologie coronariche o aritmie si riscontra un incremento di ansia e depressione. Il nostro lavoro, oltre a riportare in auge la teoria della genesi periferica delle emozioni, conferma le pi\u00f9 recenti posizioni neuroscientifiche che propongono di superare il dualismo tra il cervello inteso come organo esclusivo della mente e il corpo, suggerendo come noi non siamo (solo) il nostro cervello\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><strong> Vittorio Nicolazzo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra cervello e cuore esistono relazioni molto strette. 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